Una passione condivisa

Mi appassionai alla cucina da piccola, guardando mia nonna preparare i maccheroni per il pranzo della domenica mentre io giocavo seduta per terra, nascosta in un angolo della cucina, con mestoli e scodelle. Mentre lei, china davanti al tavolo, impastava la farina con l’acqua, io seguivo quasi ipnotizzata il movimento continuo delle sue mani, così piccole ma al tempo stesso così energiche. La fissavo quasi stupita e incredula che quelle mani potessero creare qualcosa di così buono per noi.

I miei ricordi più belli sono legati a lei e alla sua cucina, il luogo in cui tutto prendeva forma, il luogo in cui i suoi biscotti venivano così croccanti, le sue ciambelle così morbide e la sua pasta così saporita. Accanto e lei ricordo mani grandi e affettuose, che l’aiutavano a impastare e a stendere, che le spostavano la sedia quando era troppo stanca per stare in piedi e che le accarezzavano il viso quando era triste. Ricordo le grandi mani di mio nonno, un gigante buono, così affettuoso e così premuroso con tutti, quelle mani che mi stuzzicavano sotto il tavolo quando mangiavo accanto a lui, le stesse mani che mi stringevano quando avevo paura e che mi accarezzavano quando ne avevo bisogno.

Quando mio nonno morì, mia nonna si ritrovò sola senza il suo aiutante migliore, in una cucina troppo grande per una sola persona e troppo piccola per contenere tutto il dolore di una perdita così grande. Nonostante ciò non smise di cucinare un solo giorno, continuò a farlo per lei, per lui e per tutti noi.

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